LA PAIKULI COLLECTION DELLO SLEMANI MUSEUM

La collezione di reperti provenienti dal sito di Paikuli rappresenta una delle più significative evidenze del patrimonio culturale del Kurdistan Iracheno ed è testimone di un’epoca in cui questa regione era un nodo strategico nel cuore di un potente impero. Nel corso degli anni ’90 del secolo scorso, in conseguenza di un concreto rischio di spoliazione del sito, la maggior parte dei blocchi iscritti e modanati, sono stati trasferiti insieme ai busti di Narseh al Museo di Sulaimaniyah per garantirne la salvaguardia. Attualmente sono ivi conservati 106 blocchi e frammenti appartenenti all’iscrizione bilingue di Paikuli (61 in mediopersiano e 45 in partico). Sebbene il numero dei blocchi iscritti documentati in passato fosse più alto, le attività di ricerca del team italiano, condotte sia sul sito che al museo, hanno permesso l’individuazione di 22 fra blocchi e frammenti che non furono mai inseriti nelle precedenti edizioni dell’iscrizione (Cereti/Terribili 2014) e che offrono nuovi dati tanto di ordine linguistico quanto storico.

Modello 3D busto ornamentale del sovrano sasanide Narseh. PaikuliNonostante la reale forma architettonica del monumento sia ancora dubbia, gli elementi decorativi della Paikuli Collection mettono in evidenza alcune caratteristiche della struttura evidenziando al pari l’originale piano architettonico concepito dalle maestranze sasanidi. Merli a gradoni, elementi a mezzaluna, colonne a tre quarti poggianti su massicce basi campaniformi, adornavano le mura e la sommità del monumento sottolineando l’eccezionale status sociale del committente. Esempi di ogni singolo elemento sono quest’oggi conservati allo Slemani Museum e formano una cospicua parte della collezione. Nel corso delle campagne condotte da MAIKI la documentazione di tale materiale è stata acquisita attraverso un sistema integrato topografico e fotogrammetrico, dando la possibilità di elaborare modelli 3D dei singoli elementi o di importanti sezioni architettoniche.

Tra gli elementi ornamentali del monumento figurano anche i cinque busti che raffigurano Narseh e che possono considerarsi tra i reperti più evocativi dell’intera collezione. Ognuno di essi reca le caratteristiche distintive dell’iconografia regale sasanide, rispecchiando il nucleo concettuale e simbolico che la sostanziava. Quattro di questi busti sono scolpiti in alto rilievo e furono modellati rifacendosi a un medesimo prototipo, mentre riguardo alla loro collocazione, Herzfeld ha supposto che fossero inseriti al centro di ognuna delle quattro pareti del monumento.

Particolarmente significativo è il quinto busto di Narseh, il quale a partire dalle considerazioni di Herzfeld (1924) venne considerato un pezzo scartato abbandonato in loco e fu di conseguenza ignorato dagli studi accademici successivi. Grazie alla ricostruzione 3D eseguita dalla MAIKI con la collaborazione dello Studio 3R, è stato possibile acquisire una migliore conoscenza di questo busto riconnettendo i due frammenti ancora esistenti della scultura originale. Il modello virtuale congiunge il tronco del busto con un massiccio frammento della corona di Narseh e del suo korymbos; quest’ultimo era un velo di seta che racchiudeva la capigliatura del sovrano sasanide e che risulta essere uno dei simboli distintivi della maestà regale. Nonostante la mancanza del volto e della fronte del sovrano, la dimensione complessiva di una tale solenne effige può ora essere apprezzata al meglio. Il quinto busto possiede un’ulteriore caratteristica che contraddistingue questo pezzo dalle altre raffigurazioni di Narseh ritrovate a Paikuli. Tale immagine infatti è scolpita a tutto tondo; la cura con la quale sono stati modellati anche i dettagli della parte posteriore del busto, fra i quali si distinguono i nastri del diadema regale e i riccioli della capigliatura, è ancora pienamente visibile e sembra escludere il fatto che si tratti di un elemento scartato. In realtà il quinto busto di Narseh a Paikuli ci offre uno dei rari esempi sopravvissuti di statuaria regale a tutto tondo nell’ambito dell’arte sasanide.

Galleria Paikuli (Slemani Museum)

Frutto di una solida e duratura sinergia fra Department of Antiquities of Sulaimaniyah, Slemani Museum e Dipartimento di Scienze dell’Antichità (Sapienza Università di Roma), e grazie al supporto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, a giugno 2019 è stata allestita e inaugurata una nuova galleria all’interno dello Slemani Museum dedicata al monumento di Narseh.

Attraverso l’attento lavoro di catalogazione, documentazione, studio epigrafico e restauro delle superfici calcaree svolto dagli esperti della Sapienza è stato possibile predisporre un allestimento che restituisse alla fruizione del pubblico l’ordine filologico delle due versioni dell’iscrizione. La parete destra della Galleria accoglie il materiale in mediopersiano dell’iscrizione, mentre la versione partica è collocata su quella sinistra.

Al contempo, nella parete di fondo della Galleria, sono stati esposti altri elementi architettonici, come merli, lunette e semicolonne, col fine di restituire per quanto possibile l’idea della complessità e dell’imponente mole della struttura originaria.

Al centro della sala inoltre è stato allestivo un tavolo espositivo con materiale di epoca sasanide, mentre diversi pannelli esplicativi (inglese, curdo e arabo) guidano i visitatori a una più ampia comprensione del programma monumentale voluto dal sovrano Narseh e del contesto culturale della sua epoca. La Paikuli Gallery non rappresenta solo il risultato più significativo delle nostre decennali attività nella regione ma, soprattutto, è un simbolo tangibile dell’impegno italiano per la conservazione del Patrimonio Culturale Mondiale e della proficua collaborazione tra il nostro gruppo e le istituzioni curde.

http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/La_cooperazione_italiana_fa_rivivere_un_antica_iscrizione_regale.html